Come educare i bambini all’attesa

Saper aspettare aiuta a misurarsi con i propri desideri e a gustare di più le cose belle della vita. Ecco come insegnare ai bambini l’attesa e la pazienza

Come educare i bambini all’attesa

Connessioni ultraveloci, consegne in 24 ore, tutto a portata di smartphone: i bambini di oggi sanno ancora aspettare? Come possiamo insegnarglielo? Ecco qualche consiglio per insegnare ai bambini il valore dell’attesa di Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia al Dipartimento di Medicina dell’Università Milano Bicocca.

L’attesa educa al desiderio

Nel mondo di oggi l’attesa è percepita come un fastidioso inconveniente, come una parentesi vuota prima della soddisfazione di un bisogno. Meglio non viverla, insomma. Così però, dice Mantegazza, «si rischia di perdere la dimensione del desiderio, che ha bisogno dell’attesa per diventare più profondo. L’attesa non è vuota, ma porta al compimento del nostro desiderio. Altrimenti, siamo portati da un lato all’immediata gratificazione di cose banali, dall’altro a non avere la pazienza di perseguire desideri più grandi e che costano impegno come l’equità sociale o la giustizia, che anche per gli adulti sono quasi sogni irraggiungibili eternamente rinviati».

State nell’attesa insieme a vostro figlio

È difficile per i bambini trovare qualcuno che stia con loro dentro l’attesa: è più facile metter loro in mano un dispositivo che gratifica piccoli bisogni estemporanei o li distrae, anestetizzando quel senso di vuoto che potrebbe essere percepito.

«Per allenarsi all’attesa è importante invece imparare a gustare elementi che anticipano la gratificazione: l’attesa può essere operosa e non passiva se, ad esempio, 2 settimane prima di partire per le vacanze guardate insieme ai nostri figli le immagini della località in cui andrete, poi la cartina del luogo, poi più sotto data preparate insieme la valigia… sono già modi per anticipare piacere di essere via, per sognare insieme a loro. Non a caso i viaggi di andata sono così piacevoli, perché vedi l’avvicinarsi della meta tanto attesa».

Fateli misurare con le aspettative

Pensate che nella vita sia meglio non farsi aspettative? Siete probabilmente un po’ pessimisti, perché preferite godere meno della vita piuttosto che rischiare di soffrire un po’ alcune volte. «Non condannate i vostri figli a una vita così mediocre, che in più non li proteggerà dalle cose brutte della vita che accadranno comunque ugualmente».

Anche perché l’aspettativa ha a che fare con la sfera emotiva, che «non può essere repressa se vogliamo crescere adulti sani e completi. È fondamentale invece imparare piuttosto a gestire le aspettative, come qualsiasi altra emozione: a riconoscere che desideri abbiamo nei confronti di un’esperienza o una persona e magari a misurarne il grado di realismo, che determina spesso la delusione o l’esaudirsi dell’aspettativa stessa».

Aspettare vuol dire pensare

«La capacità di aspettare e farsi aspettative è legata al fantasticare e pensare – prosegue il professore – Non aspettare vuol dire, in pratica, non allenarsi a pensare. Prendiamo ad esempio gli episodi di cyberbullismo: il fatto di poter offendere una persona pubblicamente in un secondo, non mi fa porre la domanda su cosa stia facendo e se è bene o male umiliarla così. Il pensiero va dall’intenzione al compimento, dal desiderio al compimento senza un attimo di pausa. L’attesa invece spesso ci fa scendere a più miti consigli. La dimensione del pensiero è legata a quella della responsabilità».

L’attesa e il valore dei regali

La dematerializzazione del denaro e l’e-commerce hanno accorciato anche il tempo di attesa tra desiderio e acquisto: «Sarà capitato a tutti, almeno una volta, di aver comprato d’istinto e di averci ripensato 10 minuti dopo. L’acquisto online immediato non rende poi tangibile il valore dei soldi, ma ci sono dei modi per continuare a farglielo percepire».

In vista di un acquisto, iniziate a riempire con vostro figlio un salvadanaio o un vasetto di vetro, che «il bambino pian piano vedrà riempirsi e con esso avvicinarsi il raggiungimento dell’obiettivo: l’attesa non è vuota, ma emozionante. E in più impara che per quel gioco sono necessari dei soldi da accumulare, e questo richiede tempo e fatica».

Soddisfare immediatamente il desiderio di un bambino non aiuta nemmeno a farlo riflettere su quanto tenga davvero a quell’oggetto: «Parlate con vostro figlio del perché lo vuole, fatelo esprimere e fantasticare su come vorrebbe usarlo. E poi proponetegli di aggiungerlo alla lista dei desideri per Babbo Natale: alla fine dovrà sceglierne alcuni entro i primi di dicembre, e poi avrà da aspettare per vedere il desiderio compiersi: quel regalo verrà assaporato maggiormente. L’esaudimento non immediato poi rende quel regalo non dovuto semplicemente perché richiesto: il desiderio è stato espresso tempo prima e il tempo fa gustare anche il senso di gratuità che deve sempre esserci dietro l’idea di regalo».

Genitori, allenate la vostra capacità di aspettare

Ad ogni età si ha voglia di bruciare i tempi di attesa anche per la paura verso l’incognito e il futuro. Ma con un po’ di allenamento, possiamo evitare di trasmettere ai bambini anche le nostre ansie. Che il futuro sia peggio del presente lo pensano gli adulti molto più che i bambini: «Evitate frasi come “Ah crescerai e sarà tutto più difficile…” o “è finita la pacchia, devi tornare a scuola”. L’attesa rispetto all’andare a scuola è carica di aspettative anche positive dei bambini, ma se i genitori sono i primi ad associarla a note e compiti di certo non passerà che essa sia un luogo bello da desiderare».

Attenzione alle vostre aspettative

Anche nella vita genitoriale c’è la voglia di non vivere il presente, ma voler sempre anticipare tutto e bruciare le tappe: «In gravidanza i genitori vorrebbero già sapere com’è fatto il loro bambino, attendono le morfologiche con impazienza. E dopo la nascita le aspettative sono sui passaggi della crescita, “dovrebbe già camminare”; “Come mai non parla ancora bene?”. Aspettatelo nei suoi compiti evolutivi».

Osate fare un regalo

Regalare un buono spesa o dei soldi è sempre più frequente: «Attenzione, perché dietro il “così può scegliere lui cosa vuole” spesso c’è sia la paura di deludere le sue aspettative (e quindi rinunciare alla possibilità bella di stupirlo positivamente) sia la difficoltà nel gestire la vostra attesa di scoprire se avete “azzeccato” il regalo. Insomma, fare una sorpresa allena la capacità di attesa del ricevente, ma anche del donatore. Ma osare con un regalo di anticipare i suoi gusti parla della bellezza del vostro stare insieme e della profondità del vostro rapporto».

State con vostri figli anche senza fare niente

«Il segreto dell’educazione è perdere tempo, diceva Rousseau: spesso il tempo di maggior qualità con i vostri figli è quello in cui non fate nulla di preciso, quanto le mamme parlano con i bambini piccolissimi in continuazione o quando i papà passano 3 ore sul divano a ripetere all’infinito lo stesso gioco con loro figlio. I genitori non devono inventarsi attività educative, ma fare cose “stupide” e passare con i figli più tempo possibile: stare con loro è la cosa più pedagogica che possano fare».

Rispettate i tempi degli adolescenti

I genitori si accorgono quando qualcosa non va, vedono che il figlio magari ha qualcosa da dire loro: «Se però vedete che tentenna, abbiate il coraggio di aspettare e non tempestatelo di domande: stareste solo tentando di accorciare la vostra di attesa e di curiosità, placando la vostra di ansia. Se invece sente che sapete aspettare, sentirà anche la vostra fiducia in lui. Il dialogo è legato all’attesa dei tempi dell’altro».

Giochi per insegnare l’attesa

IL CUCÙ.

«Nei bambini più piccoli il cucù fa capire quanto l’attesa piaccia in realtà ai bambini e all’essere umano: quando “sparisce” la faccia trattengono il respiro e gustano il brivido dell’attesa già pronti a erompere nella risata quando la mamma o il papà ricompariranno».

I GIOCHI DA TAVOLO.

«I giochi da tavolo e i puzzle allenano la pazienza perché sono giochi da preparare, statici e con un andamento lento in cui pensare alla mossa: insomma, il divertimento non passa solo da giochi di movimento o estemporanei».

NASCONDINO.

Altrettanto, o forse più propedeutici al saper attendere, sono alcuni giochi di movimento dove non c’è il setting statico ad aiutare i bambini: «Nascondino ad esempio è un grande gioco di attesa, anche piuttosto lento: attende chi è nascosto, che prima vive il brivido di non essere scoperto e poi deve aspettare il momento giusto per correre verso la tana; attende chi sta cercando gli altri, che in ogni momento può vedere sbucare fuori qualcuno che tenta di salvarsi. O Mago libero, un gioco di corsa dove però se sono stati “presi” devono rimanere fermi aspettando che qualcuno venga a liberarli».

Un bel libro per ragazzi sul valore dell’attesa è ‘L’isola in via degli uccelli’ di Uri Orlev.

(FONTE: www.nostrofiglio.it)