Dpcm: Coldiretti, fermare invasione cinghiali

ANCHE A BRESCIA DANNI INGENTI, E’ NECESSARIO RIPRENDERE L’ATTIVITA’ VENATORIA

Occorre fermare l’escalation dei danni, delle aggressioni e degli incidenti che causano purtroppo anche vittime e che sono il risultato della incontrollata proliferazione degli animali selvatici, con il numero dei cinghiali presenti in Italia che ha superato abbondantemente i due milioni. E’ quanto afferma il presidente di Coldiretti Brescia e Coldiretti nazionale Ettore Prandini in riferimento alla necessità di riprendere l’attività venatoria nelle cosiddette zone rosse dell’ultimo Dpcm richiesta dagli assessori all’agricoltura delle Regioni Lombardia e Piemonte, Fabio Rolfi e Marco Protopapa.

In provincia di Brescia, da gennaio a ottobre sono stati abbattuti oltre 350 i cinghiali, quasi il triplo rispetto allo stesso periodo del 2019: un risultato importante che necessita continuità.  La presenza dei cinghiali nei centri abitati infatti – precisa Coldiretti Brescia – non è più un evento sporadico, ma sta quasi diventando normalità, questo rappresenta un rischio concreto per le imprese agricole, che si vedono campi distrutti e danni a mandrie e greggi e per i cittadini, basti pensare che solo nel 2019 questi animali  hanno causato numerosi incidenti stradali, alcuni anche con gravi conseguenze, mentre il settore agricolo ha subito oltre 200.000 euro di danni dovuti a questa specie.

Oltre a mettere a rischio la sicurezza sulle strade e intorno alle abitazioni, con un drammatico bilancio di perdite di vite umane, gli animali selvatici distruggono i raccolti agricoli e sterminano gli animali allevati – ricorda la Coldiretti – ma a preoccupare sono anche i rischi per la salute provocati dalla diffusione di malattie come la peste suina. Un pericolo denunciato recentemente dalla stessa virologa Ilaria Capua che ha parlato del rischio effetto domino se oltre al coronavirus la peste suina passasse in Italia dagli animali selvatici a quelli allevati.

Il blocco di tutta l’attività di caccia rischia dunque di avere serie ripercussioni sul contenimento delle specie invasive, la difesa dell’agricoltura e la sicurezza delle persone. Oltre otto italiani su 10 (81%) – secondo l’indagine Coldiretti/Ixè – pensano che l’emergenza cinghiali vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero.

La proliferazione senza freni dei cinghiali – conclude la Coldiretti – sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali anche in aree di elevato pregio naturalistico.