L’empatia nei nostri bimbi: le parole di Paola Ciociola

Cosa è l’empatia? Andando a ‘braccheggiare’ sul dizionario Treccani troverete la seguente definizione: ‘in psicologia generale, la capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona, in modo immediato, prevalentemente senza ricorso alla comunicazione verbale’. Essere empatici è provare a farsi carico delle emozioni sia positive che negative dell’altro, senza comunicarlo a parole ma vivendo non solo attraverso la nostra pancia emotiva (chiamata anche secondo cervello o per gli addetti ai lavori: ganglio celiaco) ma tutto ciò che ne comporta la situazione anche a livello di sistema nervoso centrale e livelli di attivazione. Io dico sempre: con la giusta mediazione. Essere empatici, infatti, implica un grande sforzo e non solo in termini di comprensione intellettuale dell’altro. Alcuni sostengono che ci sia una base ‘ereditaria’ anche in questo. Darwin, a capo di tutti, in una sua famosa opera (‘ l’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali’) sottolinea come le nostre attivazioni e reazioni emotive non siano altro che una serie di risposte sedimentatesi nel corso dell’evoluzione grazie alla loro principale funzione:

l’adattamento all’ambiente. L’uomo, sempre secondo Darwin, interagisce con gli altri per salvaguardare il proprio benessere e la propria incolumità. E così vale anche per l’empatia stessa. Ma si tratta solo di una capacità legata alla sopravvivenza? Direi proprio di no, infatti, gli studi ci dimostrano che tutti potenzialmente potremmo essere empatici ma, se alcuni lo fanno anche in atto, altri proprio no. Alla base dell’empatia ci sono: la preoccupazione per l’altro, la fiducia, la sensibilità e l’ascolto. Lo sviluppo dell’empatia è importante già in tenerissima età. Grazie all’empatia infatti i bambini possono comprendere gli aspetti affettivi ed emotivi delle conversazioni e soprattutto, iniziano a cogliere elementi di metacomunicazione legati per esempio alla comunicazione non verbale. Studi scientifici hanno dimostrato che con la comparsa dell’empatia il bambino è in grado di differenziarsi dall’altro migliorando il proprio senso identitario. Come tutti sappiamo, c’è una fase molto delicata nei bambini, caratterizzata da desiderio di ‘io’ costante. Ecco, anche l’empatia del bambino attraversa questa fase creando situazioni per cui il piccolo cerca di mitigare il disagio altrui solo perché in realtà è lui che sta male ed è infastidito dal turbamento che la situazione dell’altro, genera in lui. Per aiutare i bimbi a sviluppare sin da piccoli questo tesoretto emotivo (io l’empatia la chiamo così…permettetemelo!) è utile iniziare ad aiutarli ad esprimersi attraverso le parole circa quanto dentro stanno vivendo, così da favorire il passaggio lineare dalla pancia emotiva ed impulsiva (quella che ho nominato qualche riga sopra) alla testa, sede della ragione e della riflessività. Aiutare a sviluppare l’empatia è compito non solo di educatori, maestri e docenti ma anche di tutti i genitori. Ogni genitore dovrebbe avere a carico e a cuore l’ascolto dello stato interiore del proprio figlio, aiutandolo poi nella traduzione emotiva. Ci sono piccole strategie che hanno come obiettivo lo sviluppo dell’empatia…una strategia che a me piace moltissimo è il gioco del dado emotivo. Sulle facce del dado si possono disegnare volti che hanno espressioni diverse a seconda dell’emozione che esprimono. In casa (ma anche a scuola) si può giocare a imitarle a turno dicendo il nome dell’emozione stessa.

Un altro gioco è il gufo delle emozioni (sui miei profili social potrete trovarlo), brevemente consta in 3 gufetti verde (felice), giallo

(così-così) e rosso (rabbia) ai quali tutti i membri della famiglia, attraverso mollettine personalizzate, possono attaccare il proprio nome a seconda di come hanno vissuto la giornata appena trascorsa.

Verbalizzando poi le motivazioni della scelta del colore.

Un altro gioco è il vaso emozionale. In un vaso, si seminano giornalmente i fiori delle emozioni primarie vissute nell’arco della giornata. I fiori fatti a mano dal bambino avranno nella corolla il viso corrispondente alle emozioni che rappresentano.

E ce ne sarebbero tanti altri. La cosa che conta però, è iniziare sin da subito questo viaggio perché prima lo si inizia, prima si possono evitare situazioni spiacevoli e prima si possono creare le basi per una buona e sana autonomia emotiva. Che poi, in realtà, è sinonimo di buona vita;-)