Nuovo ‘Museo Diocesano Adriano Bernareggi’ a Bergamo: inaugurazione 27 settembre 2025
Sabato 27 settembre 2025 la Diocesi di Bergamo apre le porte del nuovo ‘Museo Diocesano Adriano Bernareggi’ di Bergamo, nel cuore di Città Alta. Il taglio del nastro sarà accompagnato da una grande festa aperta alla città nella piazza della Cattedrale.
Il nuovo Museo è allestito all’interno dell’antico palazzo episcopale, un luogo mai aperto al pubblico, che per secoli è stata la residenza del Vescovo di Bergamo: cuore monumentale dell’edificio è l’Aula Picta, la sala delle udienze realizzata nella prima metà del XII secolo, i cui affreschi medievali sono oggetto di un significativo intervento di restauro.
Il Museo Diocesano torna sul colle di San Salvatore, dove fu inaugurata la sua prima sede nel 1961. Da lì
fu poi trasferito nel 1975 presso la Casa dell’Arciprete (via Donizetti) e nel 2000 a Palazzo Bassi Rathgeb, in Città Bassa (in via Pignolo).
Il nome ‘Museo Diocesano Adriano Bernareggi’ sottolinea, nel termine ‘Diocesano’, il legame con l’intera Chiesa bergamasca, mentre il riferimento ad Adriano Bernareggi – già nel nome della Fondazione che gestisce il Museo – rende omaggio a un vescovo illuminato e studioso d’arte. Durante il suo episcopato (1936-1953), Bernareggi avviò un importante opera di tutela e valorizzazione del patrimonio storico- artistico della Diocesi, lasciando un’eredità preziosa, divenuta il nucleo principale della collezione del Museo.
Ma il nuovo Museo sarà molto più che uno spazio espositivo: si configura come un vero e proprio itinerario che unisce sin d’ora l’antico palazzo vescovile (con l’Aula Picta), il Battistero trecentesco, i resti dell’antica cattedrale paleocristiana (oggi ‘Museo e Tesoro della Cattedrale’) e, in futuro, anche l’area archeologica del Tempietto romanico di Santa Croce, posto tra il nuovo Museo e la Basilica di Santa Maria Maggiore, dove è in corso una campagna di scavo, condotta dalla Soprintendenza. Chiude idealmente il percorso l’Oratorio di San Lupo situato in via San Tomaso, verso Città Bassa, dedicato all’arte contemporanea. Un museo diffuso, quindi, che invita a compiere un percorso storico e geografico dedicato alla Chiesa di Bergamo.
Un biglietto unico consentirà ai visitatori di conoscere tutti questi luoghi, in un viaggio che abbraccia oltre 1700 anni di storia.
Sabrina Penteriani, delegata vescovile per la Cultura e la Comunicazione Diocesi di Bergamo:
«Comincia finalmente il conto alla rovescia per l’apertura del nuovo Museo Diocesano Adriano Bernareggi, che verrà inaugurato fra sei mesi con una grande festa dedicata alla città. Un progetto fortemente voluto dalla Diocesi di Bergamo e dal Vescovo Francesco Beschi per permettere a tutti di conoscere l’arte sacra bergamasca in uno spazio unico e di grande fascino. Il Museo Diocesano torna a casa, in prossimità di quella che fu la sua prima sede negli anni ‘60, e si collega ad altri significativi luoghi che ruotano attorno alla piazza della Cattedrale, creando così un percorso museale lungo 1700 anni, in un viaggio tra capolavori di fede e arte dalla valenza anche pastorale. Una narrazione che non si limita ad esporre il patrimonio artistico, librario e documentario della Diocesi, ma che diviene esperienza relazionale per comprendere la Chiesa bergamasca di oggi».
IL PALAZZO
L’inaugurazione giunge al termine di un lungo percorso di ripensamento e riorganizzazione degli spazi che la Diocesi di Bergamo ha voluto dedicare alla valorizzazione del patrimonio storico artistico. Il palazzo che ospita il nuovo Museo Diocesano, posto tra la Cappella Colleoni e l’attuale Curia, è stato oggetto di un importante intervento di recupero – nel 2018 i primi studi, nel 2022 il progetto esecutivo, l’avvio del cantiere nel marzo 2023 –, i cui lavori sono in fase di conclusione. È un luogo che racconta la storia di Bergamo e della Sua Chiesa e la sua riscoperta riconsegna ai bergamaschi un significativo tassello utile a ricostruire le vicende che riguardano la parte della città più densa di storia. Complessivamente sono 1600 i metri quadrati oggetto di un ingente intervento di recupero: all’interno della struttura 500 metri quadrati al piano terra e 430 al primo piano, a cui si aggiungono il nuovo ingresso della Curia e l’ingresso del museo direttamente da piazza Duomo.
Tra il 2018 e il 2020, le indagini archeologiche e architettoniche hanno portato a rivedere le prime ipotesi
progettuali dell’intervento, grazie a scoperte di grande rilievo. Il cantiere ha infatti restituito i resti di una domus con pavimento a mosaico di epoca romana (I secolo a.C.), testimonianze del periodo longobardo, interventi decorativi avvenuti sotto l’episcopato del Vescovo Giovanni Barozzi (1449-1465) e i resti delle scuderie vescovili (XV-XVI secolo).
Giuseppe Giovanelli, presidente Fondazione Adriano Bernareggi: «Si avvia alla conclusione un lungo lavoro di ripensamento delle modalità espositive del Museo Diocesano, avviato nel 2018 e che ha attraversato il tempo e la prova della pandemia. La realizzazione di questo nuovo percorso museale è stata possibile grazie alla cessione di Palazzo Bassi Rathgeb, precedente sede del Museo, con l’obiettivo di collocarlo in un luogo di grande visibilità che lo collega direttamente con altri luoghi di interesse per i visitatori di tutto il mondo. Il progetto vuole, allo stesso tempo, conservare e valorizzare il patrimonio artistico che dagli anni dell’episcopato di Adriano Bernareggi è stato accolto nel Museo, ma anche rendere visitabili alcuni luoghi poco conosciuti, che per molti potranno rappresentare una scoperta inattesa. La Fondazione Adriano Bernareggi gestirà il nuovo percorso museale ponendo un’attenzione particolare al più ampio coinvolgimento dell’intera comunità, per far vivere esperienze di vita attraverso il linguaggio della bellezza».
Giovanni Tortelli, architetto responsabile del progetto di allestimento del Nuovo Museo Diocesano:
«All’avvio del progetto c’erano tracce architettoniche appena intuibili che potevano lasciare immaginare scoperte interessanti. Il cantiere aperto nell’antico palazzo episcopale ha dato conferma di queste ipotesi: gli ambienti hanno restituito segni significativi di una storia che senza soluzione di continuità parte dal II secolo d. C., passa per l’epoca longobarda e arriva fino al Rinascimento, con elementi interessanti che testimoniano le importanti relazioni che aveva la Diocesi a metà del ‘400, quando vescovo di Bergamo era Giovanni Barozzi, che poi promosse la costruzione dell’attuale Cattedrale».
IL NUOVO MUSEO DIOCESANO
Su una superficie espositiva di oltre 900 metri quadrati troveranno sede 60 opere d’arte, distribuite in dieci sale su due piani. Si tratta di dipinti, sculture e oggetti preziosi risalenti ad un periodo che va dal ‘300 al ‘900: dalla scultura medievale a Lorenzo Lotto e Andrea Previtali, da Giovan Battista Moroni a Gian Paolo Cavagna e Carlo Ceresa (XV-XVII secolo), dalle botteghe Fantoni e Caniana (XVIII e XIX secolo) fino all’omaggio novecentesco a Manzù e Scorzelli. A queste esposizioni si aggiungono opere provenienti da quindici parrocchie della Diocesi, che saranno esposte temporaneamente, rendendo il nuovo Museo punto di riferimento e luogo di ricomposizione e narrazione del ricco patrimonio artistico custodito nelle chiese della Diocesi. Oltre alle sale espositive, il Museo offrirà spazi per conferenze e per attività educative, e una sala multimediale dedicata al racconto dello sviluppo architettonico di Piazza Duomo e degli edifici che la circondano.
LE DONAZIONI
A sei mesi dall’inaugurazione, la collezione del nuovo Museo si arricchisce di opere di grandissimo rilievo artistico, frutto di importanti donazioni. Guido Crippa, primo presidente del Museo Bernareggi (2001- 2002) e già vicepresidente agli albori della Fondazione Adriano Bernareggi di cui ha sostenuto lungamente l’attività, e sua moglie Carmen Oberti, collezionisti d’arte bergamaschi, donano nove dipinti di Evaristo Baschenis (Bergamo, 1617 – 1677) e quattro opere dello scultore Giacomo Manzù
(Bergamo, 1908 – Ardea, 1991). Inoltre, gli eredi del sacerdote bergamasco mons. Marco Farina, storico parroco delle Grazie in centro città, donano un prezioso crocifisso realizzato dallo stesso Manzù.
Le opere di Evaristo Baschenis, detto il Prevarisco – pittore, sacerdote e musicista di origini bergamasche
– entrano per la prima volta nella collezione del Museo Diocesano, visibili in un unico nucleo espositivo che offre ai visitatori un’immersione nelle atmosfere della vita quotidiana del Seicento. La collezione è frutto di una lunga, appassionata e fortunata ricerca, durata oltre cinquant’anni, da parte dei coniugi Crippa-Oberti, ed è la più ampia raccolta al mondo di quadri del pittore, tra le più significative per numero di dipinti, per la varietà dei soggetti, per i periodi diversi in cui sono stati realizzati. I nove dipinti di Baschenis rappresentano in maniera esemplare la produzione del pittore, celebre nel mondo per le sue nature morte, dove a pentole di rame, frutta, pollame e piatti di lumache sono accostati strumenti musicali come viole, violini e chitarre a corde. Per quanto riguarda Manzù, il numero complessivo delle opere di proprietà del Museo sale a nove. Quattro sono parte della donazione Crippa-Oberti e coprono una varietà di tecniche e soggetti: un pannello in bronzo in alto rilievo (un vescovo che intrattiene una mamma ed il suo bambino), una formella di bronzo (un civetta che tiene gli artigli su un serpente, bozzetto per la Porta della Morte in San Pietro in Vaticano), una formella in argento (sul recto ragazzo seduto e sul verso un piccolo viso), un vaso di ceramica smaltata con diverse figure legate alla guerra partigiana. Tre sono anche le opere già in possesso della Fondazione Adriano Bernareggi: tre medaglie in bronzo raffiguranti la Passione di Gesù (Gesù Cristo deriso, Deposizione con Vescovo, Pietà con Vescovo) – realizzate nel 1948 e contestualmente esposte alla XXIV Biennale di Venezia, poi donate direttamente al Vescovo Bernareggi – cui si aggiunge il pastorale in argento che mons. Loris Capovilla commissionò a Manzù nel 1967 in occasione della propria ordinazione episcopale e che poi donò al Seminario Vescovile, che ne detiene tuttora la proprietà. Completa il corpus delle opere di Manzù il Crocifisso donato dagli eredi di mons. Marco Farina, primo rettore del Seminario minore di Clusone. L’opera è un regalo commissionato dai professori per il termine dell’incarico di Farina a Clusone, nel 1944. Fu lo stesso Manzù, allora giovane artista, a consegnarlo a mons. Farina. A questo proposito, l’Archivio Storico Diocesano conserva anche un carteggio poco conosciuto in cui, qualche anno più tardi, il Vescovo Bernareggi segnala le doti artistiche di Giacomo Manzù al Cardinal Montini, futuro Papa Paolo VI, citando anche l’amicizia tra l’artista e mons. Farina, stretta durante gli anni della guerra, che videro Manzù rifugiato a Clusone, dove Farina insegnava. Giacomo Manzù si trasferì successivamente a Roma, dove sviluppò una stretta collaborazione con il Vaticano, che ebbe il suo massimo sviluppo durante il pontificato di Giovanni XXIII.
Don Davide Rota Conti, direttore Museo Diocesano Adriano Bernareggi: «Il nuovo Museo Diocesano è in dirittura d’arrivo e la sua collezione si impreziosisce di due donazioni davvero significative. Ringrazio a nome della Diocesi di Bergamo i donatori per la loro generosità. Sono gesti che testimoniano un profondo legame con la Chiesa di Bergamo, oltre ad una grande passione per l’arte e al desiderio di condividere la bellezza con la propria comunità. Le opere di Baschenis e di Manzù, per la loro straordinaria importanza, saranno accolte in due sale monografiche all’interno del Museo, contribuendo alla creazione di un luogo di assoluta bellezza che per la Diocesi e la città sarà prima di tutto un dono».
Silvio Tomasini, conservatore Museo Diocesano Adriano Bernareggi: «Le nuove donazioni da un lato conferiscono al Museo Diocesano la novità della pittura di Evaristo Baschenis, e dall’altro accrescono la piccola ma significativa collezione di opere del Manzù di cui è custode. Sono testimonianze artistiche di
straordinario valore: nel primo caso si tratta di un’autentica celebrazione del genere della natura morta, a cui Baschenis si dedica in modo quasi esclusivo e molto raffinato. La donazione costituisce un nucleo notevolissimo nella non numerosa produzione dell’artista, un unicum straordinario per comprendere la cultura figurativa bergamasca del Seicento. Le opere donate di Manzù restituiscono la dimensione di assoluto protagonista di cui l’artista ebbe a godere durante il pontificato di Giovanni XXIII: si pensi, tra tutte, alla formella con la civetta che tiene gli artigli su un serpente, bozzetto che doveva servire alla realizzazione della nota ‘Porta della Morte’ per la Basilica di San Pietro».
Le opere delle due donazioni sono illustrate in modo dettagliato nella scheda tecnica allegata.
SESTA TAPPA DI ‘DESTINAZIONE MUSEO’
Prosegue ‘Destinazione Museo’, il percorso di avvicinamento all’inaugurazione del nuovo Museo Diocesano promosso da Fondazione Adriano Bernareggi che, attraverso esposizioni tematiche in diversi luoghi di città e provincia, consente di ammirare con anticipo alcune delle opere che saranno esposte all’interno dei nuovi spazi di Piazza Duomo, legandole ad altre opere, parte del prezioso patrimonio di arte sacra conservato dalla comunità bergamasca. La sesta tappa del percorso, dal titolo I Conti tornano ha per protagonista il sacerdote, collezionista, mecenate Giovan Battista Conti e la sua instancabile opera di salvaguardia e acquisizione di importanti opere d’arte al tempo delle soppressioni napoleoniche (inizio ‘800) e delle conseguenti requisizioni da chiese e monasteri. Don Giovan Battista Conti apprende che il tempo in cui si trova a vivere conosce – tra il crollo dell’ancien regime, le dominazioni francese, austriaca e di nuovo francese – una circolazione di testimonianze artistiche senza precedenti. La ricca parrocchia di Sant’Alessandro della Croce è, con ogni probabilità, fonte di disponibilità economica che gli consente di promuovere una serie di acquisti di straordinaria importanza. La sua opera di tutela si rivolge anzitutto ai beni della sua chiesa, che talvolta trovano prudenziale rifugio presso la sua casa. Il percorso si snoderà tra le cappelle della chiesa di Sant’Alessandro della Croce e la sacrestia, con opere provenienti da diversi luoghi della provincia, in un’esposizione che rende questa chiesa un esempio significativo dell’opera di racconto del territorio che si ritroverà nel nuovo Museo Diocesano. La mostra, curata da Lorenzo Mascheretti e Silvio Tomasini e organizzata in occasione delle Settimane della Cultura 2025 della Diocesi di Bergamo, è aperta dal 5 aprile all’8 giugno 2025 (inaugurazione il 4 aprile alle 17) presso la Chiesa Prepositurale di Sant’Alessandro della Croce, sabato e domenica dalle 15 alle 18. Visite guidate a cura dei giovani de “Le Vie del Sacro” secondo il calendario consultabile su www.fondazionebernareggi.it.