Dalla terra alla tavola: il cibo che vogliamo

Laura Facchetti: l’obiettivo è la totale sicurezza alimentare, a garanzia della salute

dell’uomo e la giusta remunerazione del valore alimentare agli imprenditori agricoli

 

Oggi più che mai, il cibo non è solo nutrimento: è cultura, identità, rispetto per l’ambiente, valorizzazione del territorio. Il “cibo che vogliamo” è buono, sano, giusto. È il frutto del lavoro quotidiano degli agricoltori, degli allevatori, dei pescatori, di tutte quelle donne e quegli uomini che ogni giorno si prendono cura della nostra terra, garantendo qualità, sicurezza e sostenibilità.

Attraverso testimonianze, dati ed esperienze, questo convegno è stato  un momento di confronto, ma anche di proposta, perché il cibo che vogliamo parte dalle scelte quotidiane, ma si costruisce insieme alle istituzioni, ai cittadini, agli studenti e a tutto il mondo agricolo.

“Il cibo non può essere delegato, deve essere giusto e democratico e dobbiamo assicurare che tutti gli attori coinvolti, dai produttori ai consumatori, siano protagonisti – interviene Laura Facchetti presidente di Coldiretti Brescia –  dobbiamo mirare ad una totale sicurezza alimentare per la salute dell’uomo e garantire a tutti l’accesso ad un cibo sicuro e nutriente che permetta una vita salutare. E’ necessario tutelare la sostenibilità ambientale e il rispetto delle risorse naturali, perché il nostro impatto ambientale è il più basso al mondo e la nostra economia circolare è unica, siamo custodi del territorio, coloro che ne hanno più attenzione, perché siamo consapevoli dell’importanza delle risorse che proprio la natura ci concede”.

 

In sala, questa mattina, venerdì 4 aprile, presso la Sala Civica del Foro Boario di Rovato, in occasione del convegno organizzato da Coldiretti Brescia, numerosi imprenditori agricoli del territorio e oltre cento studenti dell’istituto agrario Einaudi di Chiari e dell’istituto agrario Vincenzo Dandolo di Bargnano di Corzano.

Guidati dalla presidente Laura Facchetti sono intervenuti: il direttore Andrea Repossini, il Sindaco di Rovato Tiziano Belotti, Paolo Inselvini Europarlamentare, Omar Scomodon biologo nutrizionista, Luigi Scordamaglia AD Filiera Italia, Simona Tironi Assessore istruzione, formazione lavoro di Regione Lombardia e Giorgio Maione Assessore Ambiente e clima di Regione Lombardia.

 

Nel settore alimentare c’è tantissima disinformazione ed è necessario  fare chiarezza sulla dieta mediterranea: “è fatta da prodotti di ingredienti naturali, di proteine di origine animale e di una zootecnia che è la più sostenibile al mondo- interviene Luigi Scordamaglia AD Filiera Italia – ormai tantissime ricerche scientifiche evidenziano come gli ingredienti naturali legati al territorio facciano benissimo alla salute mentre quelli ultraformulati –  pieni di ingredienti chimici, saranno purtroppo responsabili, nelle nuove generazioni, di una delle più gravi ondate pandemiche di malattie metaboliche, obesità e diabete. Vogliamo quindi intervenire nell’educazione, nella consapevolezza alimentare di questi ragazzi affinché difendano innanzi tutto la loro salute, la tenuta stessa del sistema sanitario nazionale che imploderebbe se non si intervenisse con la prevenzione”.

 

Le conclusioni alla presidente di Coldiretti Brescia Laura Facchetti che ha posto l’accento sul tema dei dazi: “l’annuncio dell’introduzione di nuovi dazi da parte di Trump desta grande preoccupazione, le prime stime indicano un impatto economico diretto di circa 12 milioni di euro per il territorio bresciano, un danno significativo per le nostre imprese agricole che ogni giorno lavorano con impegno e qualità. A questa criticità si aggiunge il timore che i consumatori statunitensi, trovandosi impossibilitati ad acquistare i veri prodotti Made in Italy, possano orientarsi verso le tante imitazioni che sfruttano l’Italian Sounding, senza garantire standard qualitativi né il legame con la nostra filiera agricola. Si tratta di una distorsione del mercato che rischia di compromettere la competitività del nostro agroalimentare all’estero e di penalizzare proprio chi sceglie di rimanere e produrre in Italia, rispettando tradizione, tracciabilità e sostenibilità”.